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07 nov

ADDIO SIC

Marco Simoncelli aveva debuttato nella 125 nel 2002 ma faceva parlare di sé, in sella alle minimoto, sin dall’età di 7 anni. Passato in 250, ha conquistato il titolo iridato nel 2008, proprio a Sepang, sul circuito che gli è costato la vita.

Marco Simoncelli ha perso la vita in gara, nel Gp della Malesia, dopo una scivolata che, invece di portarlo fuori dalla pista, lo ha trascinato sotto le ruote di Colin Edwards e di Valentino Rossi. Nato a Cattolica il 20 gennaio 1987, ma residente a Coriano (Rimini), Marco comincia a correre giovanissimo, già a sette anni nelle minimoto. La passione del giovane Simoncelli viene aiutata in ogni modo dalla famiglia, con Paolo, il padre (presente sul circuito di Sepang), che arriverà a chiudere la sua attività commerciale per seguire la carriera del figlio.

Simoncelli, per il paddock ‘il Sic’, diventa campione europeo della 125 nel 2002 e nello stesso anno debutta nel mondiale 125 nella gara di Brno in Repubblica Ceca. Il primo campionato completo per Simoncelli è nel 2003, dove, sempre nella ottavo di litro termina 21.o. Andrà meglio l’anno successivo, nel 2004, quando, sempre in 125, Marco chiude all’11.o posto. Il 2005 è l’ultimo anno nella ottavo di litro, e Marco ottiene una vittoria (nella prima gara a Jerez), un secondo posto in Catalogna e 4 terzi posti. Alla fine del campionato 2004 sarà quinto e deciderà il passaggio in 250 con la Gilera.

Nel 2006, nella quarto di litro, Simoncelli impiega un po’ di tempo per ambientarsi. Le prime soddisfazioni arrivano nel 2007, mentre il titolo iridato Marco lo conquista nel 2008, sulla pista di Sepang, quella che lo ha visto finire la carriera nel peggiore dei modi. La stagione 2009 inizia in salita per Marco Simoncelli, che si infortuna a una mano prima dell’inizio della stagione e per questo sarà costretto a saltare la prima gara. Alla fine, nonostante i buoni risultati (6 vittorie e 3 terzi pisti), chiuderà il suo anno da campione del mondo in carica con un terzo posto.

L’anno successivo è la volta della Motogp, Marco Simoncelli debutta nei test di Valencia con il Team di Fausto Gresini. Lo scorso anno è stata la stagione di rodaggio per Marco, che ha chiuso in ottava posizione il mondiale. Simoncelli è approdato alla Motogp come pilota ufficiale, direttamente sotto contratto HRC, ma appoggiato alla struttura di Fausto Gresini. Lo stesso status aveva quest’anno e avrebbe avuto anche l’anno prossimo, a testimonianza di quanto la Honda credesse nel suo talento.

Nonostante gli errori di quest’anno e le cadute, alcune delle quali hanno coinvolto altri piloti, come Dani Pedrosa a Le Mans, Marco aveva ottenuto due podi in questa stagione. Un terzo posto in Repubblica Ceca e un secondo posto nella scorsa gara di Phillip Island. Marco Simoncelli, che si era diplomato in gestione delle comunità alberghiere, è sempre stato un pilota schietto e disponibile. Il suo carattere da combattente lo ha sempre contraddistinto nei duelli in pista. Famosa la frase del suo amico/rivale Valentino Rossi che aveva detto di Marco: “Fare un duello con lui è come andare a fare a botte con uno più grande di te, sai che le prendi”. In effetti il fisico ha sempre contraddistinto il Sic. Troppo grande per la 125 e per la 250 in entrambe le categorie si dovette lavorare per costruire dei ‘codini’ più lunghi solo per lui e la stessa cosa è stata fatta anche dalla Honda per permettere a Marco di potersi stendere bene sulla moto in rettilineo.

Appassionato di carte da gioco, Simoncelli sfidava spesso giornalisti e meccanici a tre sette e sul tavolo da gioco era spontaneo come lo era in pista. Marco, infatti, nonostante le contestazioni dei suoi colleghi per la sua guida aggressiva, ma mai scorretta, ha sempre risposto direttamente alle critiche, senza alcun timore reverenziale. Con la perdita di Marco Simoncelli, salgono a tre i piloti deceduti in gara nell’era moderna del mondiale (Daijiro Kato il 20 aprile del 2003 a Suzuka, Shoya Tomizawa il 5 settembre 2010 a Misano Adriatico e Marco Simoncelli, 22 ottobre 2011).

UN MINUTO DI CASINO PER SIC - VIDEO

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La Coppa Italia va all’Inter. In finale i nerazzurri hanno battuto per 3-1 il Palermo. Una partita sofferta per l’Inter. I siciliani hanno attaccato per tutto il match, chiudendo gli avversari nella loro metà campo. Sono bastati due spunti di Eto’o al 26′ e al 76′ e il gol di Milito (91′) a consegnare il trofeo ai milanesi. Rosanero che si erano illusi con la rete di Munoz (88′). Il Palermo ha finito in 10 per l’espulsione dello stesso Munoz.

 

LA PARTITA

Una finale storica per il Palermo, una di quelle dove non sei favorito, ma sotto sotto ci speri. Lo immagini, lo sogni nella notte della vigilia. Assapori il gusto ferroso di quella coppa al contatto con le labbra. Speri in quel bacio così bello, di tirarla su e urlare. Per l’Inter è una delle tante in questi ultimi anni, ma quanto conta in questa stagione povera di soddisfazioni casalinghe. I nerazzurri hanno fame. Chi è abituato a mangiare deve sfamarsi.

In campo gli undici di Leonardo preferiscono iniziare il match all’insegna dell’attesa. In campo i 35 mila rosanero spingono e aggrediscono. Sono 35 mila novelli. La prima finale da anni. Hanno fiato per incitare. Vibrano le corde vocali e impongono il ritmo ai calciatori. E’ un inizio roboante per il Palermo. Pastore e Ilicic inventano, Hernandez è una spina ben conficcata fra Lucio e Ranocchia. Cassani da una parte e Balzaretti dall’altra hanno le due estremità del cappio con cui i siciliani stritolano i nerazzurri. Rosa fuori, argento vivo dentro. Sempre primi sulla palla. Un pressing totale, rabbioso, voglioso. Hernandez e Pastore sfiorano il vantaggio. Clamoroso, per le qualità del giocatore, l’errore dell’argentino, che sbaglia il controllo a tu per tu con Julio Cesar. C’è, come al solito, un uomo di nero e d’azzurro vestito nel rettangolo di gioco. Un uomo che sembra isolarsi. Nel suo mondo ovattato Eto’o non sente il pubblico “nemico”. E’ illuminante la palla di Sneijder. E’ di immensa naturalezza l’eleganza con cui brucia la difesa avversaria e deposita la palla alle spalle di Sirigu. L’Olimpico tinteggiato di rosa si ammutolisce, lo spicchio interista gode. Ma non funge da sveglia. Non striglia i milanesi. Il pugile siciliano barcolla per una manciata di secondi, si riassesta, pulisce il viso col guantone e ricomincia a colpire. Gancio, destro, dritto. Balzaretti, Pastore e Acquah in mischia mancano la stoccata decisiva. Il Palermo è bello fino alla trequarti, dalle parti di Julio Cesar si squaglia.

Negli spogliatoi durante il discorso motivante Delio Rossi deve aver parlato con la carica di tutti i 35 mila presenti. Se prima il Palermo giocava meglio dell’Inter ora domina totalmente. Si impadronisce delle chiavi del gioco, custodendole gelosamente. Con rabbia e classe. Bastone e fioretto. Tanta quantità, esagerata qualità. Il Flaco sale in cattedra. L’occhio di bue finalmente lo illumina e lui di riflesso illumina i compagni. Colpi di tacco, finte e assist. Ma dall’altra parte del filo c’è Hernandez. Bravo, bravissimo a smarcarsi e fare movimento. Stregato quando si tratta di tirare in porta. Un sortilegio sull’uruguaiano e sul Palermo in generale, che spesso si ritrova nella zona calda senza riuscire a tramutarla in incandescente. Poi il vero protagonista del match ruba il palcoscenico nuovamente. Eto’o, ancora lui, servito da Sneijder si incunea nuovamente nell’area rosanero e batte Sirigu. Il Palermo non demorde. Insiste e a due dalla fine accorcia con Munoz. Speranze riaccese da Munoz. Buio ritrovato sempre da Munoz. Il difensore a pochi secondi dal gol si fa espellere (per dubbio fallo). Prima del triplice fischio arriva la rete di chi ha abituato i suoi tifosi ai gol nelle finali nella scorsa stagione: Milito. Il Principe rindossa mantello e sciabola e torna a urlare in faccia al mondo la sua gioia.

Finisce così, 3-1. L’esperienza batte la foga, la voglia. Un uomo solo, un fuoriclasse immenso, schianta la voglia dei ragazzi rosanero. Il risultato per quello visto nel rettangolo di gioco non è giusto. E’ troppo largo. Al Palermo vanno i complimenti di tutto lo stadio, di tutto il pubblico, di chiunque abbia visto la partita. E’ stata una squadra bella da vedere, piacevole da ammirare. Le lacrime alla fine di Delio Rossi sono tracce salate sul viso di chi sa quello che la sua squadra ha dato, di chi sa quanto avrebbe meritato. L’Inter vince sfruttando le sue armi migliori: i piedi vellutati di Sneijder, la classe immensa di Eto’o e lo strapotere fisico di Lucio.

 

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Quando nel corso delle partitelle tra amici all’oratorio ci si accorge dell’evidente disparità tra le due squadre, arriva sempre il ragazzino che mira a risolvere lo squilibrio con il classico “mischiamo le squadre”, che mira a rendere la gara il più avvincente possibile. Già, perché probabilmente il bello del calcio è proprio la sua imprevedibilità, il tener vivo quella sensazione che, da un momento all’altro, possa succedere qualsiasi cosa. A Wembley, però, “mischiare le squadre” non era possibile: non si trattava certo di una partitella all’oratorio, bensì di una finale di Champions League! Eppure, lo strapotere del Barcellona è parso disarmante tanto quanto lo sarebbe stato una partitella tra ragazzini di 10 anni e giovanotti di 18. Fa ancora più “paura” il fatto che a fronteggiare l’armata blaugrana non ci fosse – con tutto il rispetto del caso – il Mazembe – bensì il Manchester United, vale a dire la compagine meglio attrezzata tra quelle ‘umane’. Sì, perché di umano questo Barcellona non ha davvero nulla..

Dare la stessa maglia al miglior giocatore del Mondo e della storia (Messi), al più forte regista di sempre (Xavi), ai due giocatori ritenuti universalmente i migliori nei rispettivi ruoli (Iniesta e Piquè), ad un attaccante formidabile (Villa) e a tanti altri giocatori di primissima fascia rende scontato anche un gioco come il calcio, imprevedibile per definizione. Sembra quasi una ‘scorrettezza’!

 

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CR7 è il capocannoniere di Liga.Cristiano Ronaldo è una sicurezza. Quando si parla di fare gol non c’è nessuno più capace di lui nel vedere la porta. I numeri di questa stagione sono imbarazzanti: i 53 gol totali e 40 nella Liga ne hanno fatto il miglior realizzatore davanti al ‘fenomeno’ e rivale del Barcellona Lionel Messi. Nel match che ha chiuso il campionato, CR7 ha salutato i tifosi con una doppietta nell’8-1 che i Merengues hanno rifilato all’Almeria.

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Con i veri campionati europei appena finiti, comincia subito un calciomercato caldissimo con alcuni nomi al centro dell’attenzione.

Inter, follie per Sanchez:

L’Inter ha già un piano per arrivare ad Alexis Sanchez. Dopo che l’Udinese ha rifiutato un’offerta di 35 milioni del Manchester City, i nerazzurri sono pronti a mettere sul piatto un’operazione che sfiora addirittura i 40, tra soldi, 15 milioni, e contropartite tecniche. Marco Branca incontrerà presto la famiglia Pozzo con la quale ha un rapporto di privilegio ed è intenzionato ad esaudire anche le esigenze tecniche. Il nome già noto è quello di Mariga, che si trasferirà in Friuli a titolo definitivo. Poi si sta trattando anche su Coutinho che l’Inter è disposta a far partire in prestito, mentre i bianconeri vorrebbero la comproprietà. Ma c’è un nuovo tassello. Infatti l’Inter è disposta ad aggiungere la metà del cartellino di un altro giocatore. Due sono le ipotesi. Si tratta di Emiliano Viviano, nel momento in cui arrivasse un’offerta irrinunciabile per Handanovic. L’attuale portiere del Bologna resterebbe comunque metà dell’Inter con la prospettiva di subentrare a Julio Cesar, quando il brasiliano lascerà Milano.

 

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Il Napoli sbaglia partita a Lecce e perde 2 a 1 contro i salentini posticipando così l’ingresso certo in Champion’s League mandando su tutte le furie il presidente De Laurentiis il quale subito dopo il fischio finale dichiara: “Non siamo un gruppo coeso, ci manca maturità. Non siamo degni di rappresentare i colori del Napoli. Sembravamo scesi in campo per una scampagnata, nelle ultime gare non si può rischiare di rovinare un anno“.dando così la certezza all’inter del secondo posto che vale l’ingresso diretto alla champion’s league”.

A San Siro l’Inter batte 3-1 la Fiorentina e rafforza il secondo posto in classifica. Gilardino mette paura ai nerazzurri colpendo la traversa, imitato subito dopo da Pazzini. Ma in 3′ micidiale uno-due dei padroni di casa prima con una gran girata del ‘Pazzo’ (25′) e poi con Cambiasso di testa (28′). Nella ripresa Gilardino accorcia le distanze su lancio di Santana ma l’Inter ristabilisce le distanze con Coutinho direttamente su punizione.

08 mag

Guaio Samp

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Un gol di Boselli al 97′ permette al Genoa di battere 2-1 la Samp e di inguaiare i blucerchiati, ormai a un passo dalla B. A due turni dalla fine del campionato la formazione di Cavasin è infatti terz’ultima con due punti in meno del Lecce. Il derby della Lanterna più drammatico della storia è caldissimo (Mesto espulso). Il Genoa passa al 46′ con Floro Flores ma la Samp trova l’1-1 al 66′ con Pozzi. Al fotofinish Boselli chiude i conti.Ora, con due giornate soltanto da giocare, salvare la pellaccia ha tutta l’aria di essere davvero un’impresa. Il Lecce, due punti sopra, sembra la cima del Pordoi. Palermo, in casa, e Roma, in trasferta, sono le ultime tappe di una salita quasi impossibile. Tutto può ancora accadere, certo, ma questa partita che sarà leggenda è da oggi il capitolo più drammatico della storia sportiva di una città. Con la metà blucerchiata che piange e quella rossoblu che, impietosa, guarda affondare i cugini e canta.

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E’ del Milan lo scudetto 2010-2011. Nel secondo anticipo della 36.a giornata di Serie A ai rossoneri basta un pareggio per 0-0 contro la Roma all’Olimpico per festeggiare il titolo numero 18 con due giornate d’anticipo. Nel primo tempo i padroni di casa creano un paio di occasioni, ma nella ripresa la squadra di Allegri riparte con un palo di Robinho e il controllo del gioco. Quanto basta per condurre in porto la cavalcata tricolore.

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Sarà Manchester United-Barcellona la finale della Champions League 2011. Sarà la rivincita di Roma 2009, quando i catalani di Pep Guardiolavinsero 2-0. Stavolta però si giocherà a Londra, là dove i Red Devils hanno vinto la loro prima coppa dei Campioni nel 68’. Ci sarà da divertirsi in ogni caso, visto che si ritrovano le due squadre che quest’anno hanno espresso il calcio più divertente ed efficace.

02 mag

Test MotoGP

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Marco Simoncelli chiude la giornata di test MotoGp seguita al Gran Premio dell’Estoril con il miglior tempo precedendo di oltre un decimo Jorge Lorenzo, che aveva fatto registrare il cronometro più veloce nella prima sessione della mattinata.Per “Sic” , 1’36″211, rilevamento vicino al record della pista. Progressi per Valentino Rossi, che ha completato ben 82 giri su una Ducati con novità elettroniche e di telaio: quinto tempo per lui.Tutti i piloti della classe maggiore hanno potuto sfruttare una giornata extra di sole in Portogallo per i test già programmati ad inizio stagione. Tante le attivita’ previste per tutti gli ”ufficiali”. I piloti Honda hanno provato, oltre a qualche aggiornamento per la stagione in corso, anche la nuova RC212V, quella che correra’ l’anno prossimo con motore 1000cc.

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